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Aggiornato al 05 novembre, 2011

 Incuria dell'uomo e clima pazzo

 

ecco cosa possono combinare

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Riprendiamoci la RAI

E' un movimento promosso dall'USIGRAI (sindacato della RAI)  che si è avviato lo scorso 4 ottobre a Trieste con l'obiettivo di denunciare, regione per regione, lo strapotere che condiziona, comanda, occupa e affonda la Rai. Ma anche l’occasione per ri-affermare quei principi che nel 2002 il Presidente Ciampi ha indicato nel suo unico Messaggio alle Camere, richiamando tutti al dovere di ottemperare compiutamente agli obblighi del diritto all’informazione, fondati sull’art. 21 della Costituzione, ben sintetizzati (sentenza n. 155 del 2002) dalla Corte Costituzionale:
" un servizio qualificato e caratterizzato, tra l'altro
– sia dal pluralismo delle fonti cui attingere conoscenze e notizie, così da porre il cittadino in condizione di compiere le proprie valutazioni avendo presenti punti di vista e orientamenti culturali e politici differenti,
– sia dall'obiettività e dall'imparzialità dei dati forniti,
– sia dalla completezza, dalla correttezza e dalla continuità dell'attività di informazione erogata."
Così delineato, il Servizio Pubblico è il bastione per la difesa, la tenuta, la crescita democratica. Ma, è doveroso dirlo, così, il servizio pubblico non ha mai potuto essere.
Per questo vanno cambiati, radicalmente, i metodi di scelta dei Consiglieri d’Amministrazione, del Direttore Generale, dei Direttori delle Testate e delle Strutture, dei Dirigenti:
> Non più le lottizzazioni, che moltiplicano spese e porcherie, e portano all'attuale aberrazione gestionale "di maggioranza".
> Non la privatizzazione, attenta solo ai guadagni, come Mediaset.
> Non una gestione governativa - assolutamente mai - per principio costituzionale.
Va immaginata invece una Presidenza di Garanzia, con precisi obblighi, di attuazione dei principi istitutivi di pluralismo e completezza informativa, e con pari attenzione anche agli spazi degli approfondimenti culturali, dell’intrattenimento, della salvaguardia delle culture e delle lingue minoritarie.
Ed un controllo su questi aspetti affidato alla Commissione di Vigilanza ed all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (con l'ausilio dei CoReCom e di appropriati Centri di ascolto). Un controllo forte e attivo, con precise regole democratiche, che garantisca l’attuazione dei principi enunciati, ma senza provocare, per la Rai Azienda, un’instabilità permanente.
“Non c'è democrazia senza pluralismo e imparzialità dell'informazione”, concludeva il Presidente Ciampi.
Riprendiamoci la Rai! Riprendiamo la Costituzione!

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Pericle, discorso agli ateniesi, 461 a.c

Qui ad Atene noi facciamo così.  Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.  Qui ad Atene noi facciamo così.  Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.  Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.  Qui ad Atene noi facciamo così.  La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.  Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.  Qui ad Atene noi facciamo così.  Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.  E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.  Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.  Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

 Qui ad Atene noi facciamo così.

dal blog di Geraldine

UNA NAZIONE IN GINOCCHIO

L'alluvione che ha sconvolto Liguria e Toscana settentrionale ci presenta  un pesantissimo conto; le Cinque Terre  devastate dall’ acqua e dal fango sono considerate  un concentrato  di natura, storia e cultura, uno straordinario biglietto da visita dell'identità italiana fondata sulla  bellezza e la  cultura.  La devastazione di Monterosso e Vernazza è  paragonabile ad altre calamità, che hanno colpito negli anni   altri luoghi simbolo del Belpaese come la Costiera Amalfitana, la Val d'Orcia o le Dolomiti. Nel 1997 le Cinque Terre erano state elette dall'Unesco patrimonio dell'umanità e dal 1999 a questa speciale tutela si è aggiunta quella garantita dalla creazione del Parco Nazionale. Oggi delle cinque terre possiamo vedere con immenso dolore solo una grande devastazione. Ma non solo tra Genova e La Spezia la linea ferroviaria è interrotta  per una frana e ci vorranno 24 ore per rimuovere i detriti, l'autostrada A12 è chiusa sempre per frana, l'A15 Parma-La Spezia è allagata per l'esondazione del fiume Magra, la strada statale Aurelia invasa dai detriti. Nello Spezzino si cercano ancora 8 dispersi a Borghetto Vara, Vernazza e Monterosso. . centinaia le persone evacuate, molte via mare. Anche la Lunigiana, in Toscana, è in ginocchio. Sono caduti 366 millimetri di pioggia in 24 ore. Gli abitanti di Aulla hanno raccontato che da loro "è stata l'apocalisse":  Molto colpiti anche i comuni di Villafranca, Pontremoli, Zeri e Mulazzo, questi ultimi due ancora isolati. Il presidente della regione Enrico Rossi ha dichiarato lo stato di emergenza regionale e la giunta ha stanziato 2 milioni di euro per una prima e immediata risposta per le attività di soccorso Alcuni giorni prima Il nubifragio a Roma annunciato dagli allerta della protezione civile aveva fermato l’intera città…….. Decine e decine di milioni di euro i danni, ma la stima precisa sarà fatta nei prossimi giorni in tutti i comuni distrutti dalle alluvioni e dal fango che ha portato via tutto quanto ha incontrato sul suo  percorso lasciando i cittadini colpiti, inermi, inorriditi da tanta violenza e spogliati di ogni bene.

Ma la storia che  viviamo attraverso la televisione, il dramma delle popolazioni rimaste senza casa, è solo l’inizio di un dramma nazionale e locale che deve ancora manifestare tutta la sua gravità, all’evento che lascia la gente impaurita e spiazzata seguirà la mancanza assoluta delle istituzioni nazionali, ossia di chi da Roma ci governa e dovrebbe tutelare le popolazioni  rimaste senza nulla; dovrebbe essere cosi’ in un paese democratico, ma cosi’ non è. Il  governo ha recentemente varato “una legge federale”  che cita: in caso di calamità naturali non sarà più lo stato centrale “GOVERNO” a supportare la ricostruzione, ma la stessa sarà interamente a carico economico dei Comuni colpiti e della Regioni di appartenenza. Vuol dire che saranno i cittadini a pagare la ricostruzione “PER CUI OLTRE AL DANNO ECONOMICO ENORME LA BEFFA DI DOVER CARICARE LA POPOLAZIONE LOCALE DELLE SPESE DI RICOSTRUZIONE DEI PAESI” ….Non ci sono più soldi, bisogna fare sacrifici, ormai ci viene detto tutti i giorni, ad ogni ora del giorno, in tutti i modi…..ma, domanda????:  chi deve fare i sacrifici, a chi sono richiesti…….a chi non ha più nulla da dare…….a chi è supertassato, senza lavoro, precario…disoccupato, disperato….ai pensionati, ai disabili, ai cococo, ai giovani senza futuro, agli stagisti a vita, ai lavoratori a progetto, ai lavoratori dipendenti, agli imprenditori onesti e scoraggiati ..agli artigiani ormai inesistenti…..popolo senza presente e sicuramente senza un futuro economico certo…..

Pratolini raccontava  una metafora -  I cortigiani dicono a Nerone: “IMPERATORE non ci sono più soldi nelle casse,  come faremo, perderemo i privilegi. -  Risponde Nerone. “ orsù chiedeteli al popolo”….I cortigiani:  “Il popolo è povero …ha poco da dare”; risponde Nerone: “SI E’ VERO SONO POVERI, MA SONO TANTI UN POPOLO”……ecco noi siamo senza futuro, indebitati, incazzati, ma tante capre ancora da mungere…….e al Governo lo sanno bene….siamo tanti una intera nazione in cui chi paga le tasse soffre e chi evade o sta in parlamento gode di ogni privilegio …….. 

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Pazzo, imbonitore o bugiardo?

"Non siamo credibili per pregiudizi antichi",( ma cosa ha fatto per cambiarli in 18 anni di suo governo?), "da quando c'è stata l'introduzione dell'euro con una valutazione del cambio lira euro c'è stato degli impoverimenti di una fascia importante della popolazione italiana" peccato che dal 2002 al 2005 non c'è stato alcun controllo sulla lievitazione dei prezzi che hanno di fatto dimezzato i salari degli italiani a favore di un ceto che si è arricchito sempre di più. "Riteniamo che sia una moda passeggera che i mercati si avventino sui titoli del debito sovrano italiano", "i consumi non sono diminuiti, i ristoranti sono pieni, gli aerei, con fatica si riesce a prenotare dei posti, i posti di vacanza sono iperprenotati", "non credo che vi accorgiate andando a vivere in Italia che l'Italia senta qualche cosa che possa somigliare a una forte crisi". Presidente, ma dove vive? Quante bugie deve raccontare ancora. Quante famiglie vuole sul lastrico prima di ammettere che ha mentito. Confindustria,la Chiesa, il presidente della Repubblica gridano alla sua incapacità di governare e alla crisi di fiducia della nostra nazione. Se lei avesse un pizzico di spirito patriottico, avrebbe già da tempo fatto più di qualche passo indietro. Si sarebbe dovuto nascondere, invece è ancora lì a raccontare un Italia che non c'è.

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Santoro: Serviziopubblico.it

E' andata in onda e via web la prima puntata del programma di Michele Santoro, "Servizio pubblico". E' l'emblema di una RAI lottizzata che per compiacere i padroni del momento caccia uomini e chiude programmi che rappresentano forme di vero pluralismo e introiti per la pubblicità. Trasmissioni come "Anno Zero, Report, ...", sono state chiuse solo per far tacere voci di dissenso sull'operato di un governo che ha ignorato per anni la crisi e si è occupata di riforme della giustizia ad uso e consumo del nostro premier. Minzolini ha stravolto il suo TG1 con un'informazione discutibile sulla rispondenza dei fatti e sta permettendo la perdita di ascolti a favore del Tg LA7, condotto egregiamente da Enrico Mentana. Guardare il TG1 da voltastomaco per le realtà che raccontano, negando crisi e problemi che sono sotto gli occhi di tutti. Guada caso resiste Porta a Porta, diretto dal quel Bruno Vespa troppo attento a non contraddire il suo editore, Silvio Berlusconi, di cui ha sentito l'odore di santità. La censura dell'informazione prevale sugli interessi economici di una grande azienda come la RAI. Si vuole un appiattimento delle menti propinando programmi di scarso interesse del tipo di quelli Mediaset condotti dalla Maria De Filippi che mostrano allupati in cerca di amore, a prescindere dalla loro età, cadendo spesso nel ridicolo. Il nuovo programma di Michele Santoro è seguibile sulla piattaforma satellitare, tramite alcune TV e radio private e non ultimo via internet.

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Crisi grande, manovra piccola

Ecco un'altra promessa svanita. Gli annunci del mattino parlavono di un decreto zeppo di riforme e passi da compiere per mantenere fede alle direttive imposte dalla BCE. Sono anche cominciate a circolare voci di prelievi forzati dai conto correnti e tutti si sono precipitati a prelevare gli spiccioli, perché se fosse stato vero, i ricchi avrebbero già prosciugato i propri depositi. Poi il nostro presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che conosce bene i suoi polli, temendo l'inserimento di clausole che hanno poco a che fare con la crisi, vedi le modifiche all'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, ha preteso che modifiche importanti che riguarderanno la vita degli italiani vengano discusse in parlamento. Ci si è messo anche l'isolato ministro dell'economia Giulio Tremonti (ma non era considerato il fiore all'occhiello di questo governo?) che ha escluso di firmare il decreto. Bossi proprio non ne vuole sapere di modificare i termini per accedere alle pensioni di anzianità e di aumentare gli anni per quelle di vecchiaia e la cricca non permette che venga fissata la tassa sulle proprietà. Dopo tanti annunci è stata partorita una mini riforma, come se l'Italia non avesse problemi e la crisi appartenesse solo agli altri.

Ma che si aspetta a buttare fuori questo personaggio che sta maciullando l'Italia. Che interessi personali ha per rimanere nonostante tutto e ignaro del fatto che la storia lo ricorderà per i danni che ha fatto.

Il presidente Napolitano ha già iniziato le consultazioni per il dopo Berlusconi, ma forse non basta. Dovrebbe far cadere questo parlamento trovando un accordo con Fini e Schifani se ha un po' di buon senso. Oppure bisogna sperare nell'aumento dei frondisti  per togliere la maggioranza numerica. Ogni giorno in più di Silvio Berlusconi è una tassa onerosa in più per gli italiani.

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G. W. Bush: Inventa un nemico e cambattilo per vincere le elezioni

Quando un governo non ha più argomenti per raccontare quanto accade agli italiani, quando lo spread dei tiolo di stato supera i 400 punti per mancanza di credibilità del governo, quando la disoccupazione giovanile è superiore al 30%, quando la domanda dei beni primari di consumo segna il passo, quando l'articolo 18 viene cancellato per non dover mettere una patrimoniale, che può dire il ministro del lavoro a nome del governo? Evocare terrori improbabili. Si soffia su fuochi tenui per distogliere l'opinione pubblica dalle sue reali preoccupazioni e dar loro qualcosa da temere. Il ministro Sacconi può credere realmente alle paure di un nuovo terrorismo e lo deve dire a bassa voce al ministro degli interni. Il ministro Sacconi potrebbe non credere ai rischi di un nuovo terrorismo e non perdere l'occasione di tacere. Entrambi dovrebbero recarsi in parlamento ed esporre le loro preoccupazioni sui rischi che annunciano. Il resistere arroccati al governo su una maggioranza acquistata e usando le pieghe di una costituzione che non permette la caduta del governo, danneggia solo l'Italia. Ogni persona coscienziosa dovrebbe favorire il cambio di passo politico solo per il bene dell'Italia. Non serve evocare fantasmi o nemici, serve solo risanare l'Italia che hanno rovinato. Se il 10% degli italiani possiede il 50% di ricchezza, è giusto che quel 10% paghi metà della crisi.

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Sacconi: rischio di attentati per modifiche legge art. 18

Il ministro Sacconi, con aria cupa, ha dichiarato in TV che teme attentati per i cambiamenti in attuazione all'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Aggiunge:"non temo per me perché sono protetto, ma per coloro che non hanno protezione". Affermazione sconcertante da parte del ministro del lavoro. Se dispone di fatti certi deve far intervenire le forze dell'ordine, i servizi segreti e la magistratura. Ma deve soprattutto tacere per evitare l'insorgere di timori tra la gente che lavora e nell'opinione pubblica. Se poi le sue sono semplici supposizioni, il suo comportamento potrebbe istigare qualche squilibrato ad azioni violente. L'unica cosa che avrebbe dovuto fare era tacere, cosa difficile per chi ha il bisogno di nascondere i disastri del governo. Tutto si inquadra in una politica di terrore per identificare, secondo i suoi interessi politici, la parte buona e quella cattiva della società. La sua preoccupazione maggiore oggi dovrebbe riguardare non improbabili attentati,ma gli ammortizzatori sociali che riguarderanno chi perderà il posto di lavoro. Il lavoro è oggi per tutti precario, giovani e anziani. Non si immaginano i problemi di ultra quarantenni e cinquantenni che perdono il posto di lavoro. Son nell'impossibilità di un alternativa e per di più dovranno attendere i 67anni per accedere ad una pensione risicata. E' quella, forse, la disperazione del ceto medio e operaio che potrebbe portare ad azioni violenti. E' di questo che dovrebbe essere preoccupato, ministro Sacconi.

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Bridge

Bridge al C U E

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L'oroscopo di Roth

Scorpione

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Ecco che succede quando parlano di Berlusconi

 

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La commissione europea contrasta il precariato in Italia. Leggi l'articolo QUI

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La lettera della BCE al governo Berlusconi

clicca qui per leggere la lettera

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Giorgio Gaber: La libertà

 

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Celestini in: Un euro è un euro

 

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Crozza a Ballarò sui neutrini della Gelmini

 

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Il cardinale Bagnasco a Berlusconi

 

Presidente Berlusconi, la faccia dove la mette?

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Cavaliere, risponda

 

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Intervista alla escort Terry De Nicolò

 

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 Intercettazione telefonica del 2009 tra Lavitola Berlusconi

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