E' un
movimento
promosso
dall'USIGRAI
(sindacato
della RAI)
che si è
avviato lo
scorso 4
ottobre a
Trieste con
l'obiettivo
di
denunciare,
regione per
regione,
lo
strapotere
che
condiziona,
comanda,
occupa e
affonda la
Rai. Ma
anche
l’occasione
per
ri-affermare
quei
principi che
nel 2002 il
Presidente
Ciampi ha
indicato nel
suo unico
Messaggio
alle Camere,
richiamando
tutti al
dovere di
ottemperare
compiutamente
agli
obblighi del
diritto
all’informazione,
fondati
sull’art. 21
della
Costituzione,
ben
sintetizzati
(sentenza n.
155 del
2002) dalla
Corte
Costituzionale:
" un
servizio
qualificato
e
caratterizzato,
tra l'altro
– sia dal
pluralismo
delle fonti
cui
attingere
conoscenze e
notizie,
così da
porre il
cittadino in
condizione
di compiere
le proprie
valutazioni
avendo
presenti
punti di
vista e
orientamenti
culturali e
politici
differenti,
– sia
dall'obiettività
e
dall'imparzialità
dei dati
forniti,
– sia dalla
completezza,
dalla
correttezza
e dalla
continuità
dell'attività
di
informazione
erogata."
Così
delineato,
il Servizio
Pubblico è
il bastione
per la
difesa, la
tenuta, la
crescita
democratica.
Ma, è
doveroso
dirlo, così,
il servizio
pubblico non
ha mai
potuto
essere.
Per questo
vanno
cambiati,
radicalmente,
i metodi di
scelta dei
Consiglieri
d’Amministrazione,
del
Direttore
Generale,
dei
Direttori
delle
Testate e
delle
Strutture,
dei
Dirigenti:
> Non più le
lottizzazioni,
che
moltiplicano
spese e
porcherie, e
portano
all'attuale
aberrazione
gestionale
"di
maggioranza".
> Non la
privatizzazione,
attenta solo
ai guadagni,
come
Mediaset.
> Non una
gestione
governativa
-
assolutamente
mai - per
principio
costituzionale.
Va
immaginata
invece una
Presidenza
di Garanzia,
con precisi
obblighi, di
attuazione
dei principi
istitutivi
di
pluralismo e
completezza
informativa,
e con pari
attenzione
anche agli
spazi degli
approfondimenti
culturali,
dell’intrattenimento,
della
salvaguardia
delle
culture e
delle lingue
minoritarie.
Ed un
controllo su
questi
aspetti
affidato
alla
Commissione
di Vigilanza
ed
all’Autorità
per le
Garanzie
nelle
Comunicazioni
(con
l'ausilio
dei CoReCom
e di
appropriati
Centri di
ascolto). Un
controllo
forte e
attivo, con
precise
regole
democratiche,
che
garantisca
l’attuazione
dei principi
enunciati,
ma senza
provocare,
per la Rai
Azienda,
un’instabilità
permanente.
“Non c'è
democrazia
senza
pluralismo e
imparzialità
dell'informazione”,
concludeva
il
Presidente
Ciampi.
Riprendiamoci
la Rai!
Riprendiamo
la
Costituzione!
______________________________
Pericle,
discorso
agli
ateniesi,
461 a.c
Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Qui ad Atene noi facciamo così.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.
Qui ad Atene noi facciamo così.
dal blog di Geraldine
UNA
NAZIONE IN
GINOCCHIO
L'alluvione
che ha
sconvolto
Liguria e
Toscana
settentrionale
ci presenta
un
pesantissimo
conto; le
Cinque
Terre
devastate
dall’ acqua
e dal fango
sono
considerate
un
concentrato
di natura,
storia e
cultura, uno
straordinario
biglietto da
visita
dell'identità
italiana
fondata
sulla
bellezza e
la
cultura.
La
devastazione
di
Monterosso e
Vernazza è
paragonabile
ad altre
calamità,
che hanno
colpito
negli anni
altri
luoghi
simbolo del
Belpaese
come la
Costiera
Amalfitana,
la Val d'Orcia
o le
Dolomiti.
Nel 1997 le
Cinque Terre
erano state
elette
dall'Unesco
patrimonio
dell'umanità
e dal 1999 a
questa
speciale
tutela si è
aggiunta
quella
garantita
dalla
creazione
del Parco
Nazionale.
Oggi delle
cinque terre
possiamo
vedere con
immenso
dolore solo
una grande
devastazione.
Ma non solo
tra Genova e
La Spezia la
linea
ferroviaria
è interrotta
per una
frana e ci
vorranno 24
ore per
rimuovere i
detriti,
l'autostrada
A12 è chiusa
sempre per
frana, l'A15
Parma-La
Spezia è
allagata per
l'esondazione
del fiume
Magra, la
strada
statale
Aurelia
invasa dai
detriti.
Nello
Spezzino si
cercano
ancora 8
dispersi a
Borghetto
Vara,
Vernazza e
Monterosso.
. centinaia
le persone
evacuate,
molte via
mare. Anche
la
Lunigiana,
in
Toscana,
è in
ginocchio.
Sono caduti
366
millimetri
di pioggia
in 24 ore.
Gli abitanti
di Aulla
hanno
raccontato
che da loro
"è stata
l'apocalisse":
Molto
colpiti
anche i
comuni di
Villafranca,
Pontremoli,
Zeri e
Mulazzo,
questi
ultimi due
ancora
isolati. Il
presidente
della
regione
Enrico Rossi
ha
dichiarato
lo stato di
emergenza
regionale e
la giunta ha
stanziato 2
milioni di
euro per una
prima e
immediata
risposta per
le attività
di soccorso
Alcuni
giorni prima
Il
nubifragio a
Roma
annunciato
dagli
allerta
della
protezione
civile aveva
fermato
l’intera
città……..
Decine e
decine di
milioni di
euro i
danni, ma la
stima
precisa sarà
fatta nei
prossimi
giorni in
tutti i
comuni
distrutti
dalle
alluvioni e
dal fango
che ha
portato via
tutto quanto
ha
incontrato
sul suo
percorso
lasciando i
cittadini
colpiti,
inermi,
inorriditi
da tanta
violenza e
spogliati di
ogni bene.
Ma la storia
che viviamo
attraverso
la
televisione,
il dramma
delle
popolazioni
rimaste
senza casa,
è solo
l’inizio di
un dramma
nazionale e
locale che
deve ancora
manifestare
tutta la sua
gravità,
all’evento
che lascia
la gente
impaurita e
spiazzata
seguirà la
mancanza
assoluta
delle
istituzioni
nazionali,
ossia di chi
da Roma ci
governa e
dovrebbe
tutelare le
popolazioni
rimaste
senza nulla;
dovrebbe
essere cosi’
in un paese
democratico,
ma cosi’ non
è. Il
governo ha
recentemente
varato “una
legge
federale”
che cita:
in caso di
calamità
naturali non
sarà più lo
stato
centrale
“GOVERNO” a
supportare
la
ricostruzione,
ma la stessa
sarà
interamente
a carico
economico
dei Comuni
colpiti e
della
Regioni di
appartenenza.
Vuol dire
che saranno
i cittadini
a pagare la
ricostruzione
“PER CUI
OLTRE AL
DANNO
ECONOMICO
ENORME LA
BEFFA DI
DOVER
CARICARE LA
POPOLAZIONE
LOCALE DELLE
SPESE DI
RICOSTRUZIONE
DEI PAESI”
….Non ci
sono più
soldi,
bisogna fare
sacrifici,
ormai ci
viene detto
tutti i
giorni, ad
ogni ora del
giorno, in
tutti i
modi…..ma,
domanda????:
chi deve
fare i
sacrifici, a
chi sono
richiesti…….a
chi non ha
più nulla da
dare…….a chi
è
supertassato,
senza
lavoro,
precario…disoccupato,
disperato….ai
pensionati,
ai disabili,
ai cococo,
ai giovani
senza
futuro, agli
stagisti a
vita, ai
lavoratori a
progetto, ai
lavoratori
dipendenti,
agli
imprenditori
onesti e
scoraggiati
..agli
artigiani
ormai
inesistenti…..popolo
senza
presente e
sicuramente
senza un
futuro
economico
certo…..
Pratolini
raccontava
una metafora
- I
cortigiani
dicono a
Nerone:
“IMPERATORE
non ci sono
più soldi
nelle
casse, come
faremo,
perderemo i
privilegi.
- Risponde
Nerone. “
orsù
chiedeteli
al
popolo”….I
cortigiani:
“Il popolo è
povero …ha
poco da
dare”;
risponde
Nerone: “SI
E’ VERO SONO
POVERI, MA
SONO TANTI
UN
POPOLO”……ecco
noi siamo
senza
futuro,
indebitati,
incazzati,
ma tante
capre ancora
da
mungere…….e
al Governo
lo sanno
bene….siamo
tanti una
intera
nazione in
cui chi paga
le tasse
soffre e chi
evade o sta
in
parlamento
gode di ogni
privilegio
……..
_________________________________
Pazzo,
imbonitore
o
bugiardo?
"Non
siamo
credibili
per
pregiudizi
antichi",(
ma cosa
ha fatto
per
cambiarli
in 18
anni di
suo
governo?),
"da
quando
c'è
stata
l'introduzione
dell'euro
con una
valutazione
del
cambio
lira
euro c'è
stato
degli
impoverimenti
di una
fascia
importante
della
popolazione
italiana"
peccato
che dal
2002 al
2005 non
c'è
stato
alcun
controllo
sulla
lievitazione
dei
prezzi
che
hanno di
fatto
dimezzato
i salari
degli
italiani
a favore
di un
ceto che
si è
arricchito
sempre
di più.
"Riteniamo
che sia
una moda
passeggera
che i
mercati
si
avventino
sui
titoli
del
debito
sovrano
italiano",
"i
consumi
non sono
diminuiti,
i
ristoranti
sono
pieni,
gli
aerei,
con
fatica
si
riesce a
prenotare
dei
posti, i
posti di
vacanza
sono
iperprenotati",
"non
credo
che vi
accorgiate
andando
a vivere
in
Italia
che
l'Italia
senta
qualche
cosa che
possa
somigliare
a una
forte
crisi".
Presidente,
ma dove
vive?
Quante
bugie
deve
raccontare
ancora.
Quante
famiglie
vuole
sul
lastrico
prima di
ammettere
che ha
mentito.
Confindustria,la
Chiesa,
il
presidente
della
Repubblica
gridano
alla sua
incapacità
di
governare
e alla
crisi di
fiducia
della
nostra
nazione.
Se lei
avesse
un
pizzico
di
spirito
patriottico,
avrebbe
già da
tempo
fatto
più di
qualche
passo
indietro.
Si
sarebbe
dovuto
nascondere,
invece è
ancora
lì a
raccontare
un
Italia
che non
c'è.
________________________________
Santoro:
Serviziopubblico.it
E'
andata
in onda
e via
web la
prima
puntata
del
programma
di
Michele
Santoro,
"Servizio
pubblico".
E'
l'emblema
di una
RAI
lottizzata
che per
compiacere
i
padroni
del
momento
caccia
uomini e
chiude
programmi
che
rappresentano
forme di
vero
pluralismo
e
introiti
per la
pubblicità.
Trasmissioni
come
"Anno
Zero,
Report,
...",
sono
state
chiuse
solo per
far
tacere
voci di
dissenso
sull'operato
di un
governo
che ha
ignorato
per anni
la crisi
e si è
occupata
di
riforme
della
giustizia
ad uso e
consumo
del
nostro
premier.
Minzolini
ha
stravolto
il suo
TG1 con
un'informazione
discutibile
sulla
rispondenza
dei
fatti e
sta
permettendo
la
perdita
di
ascolti
a favore
del Tg
LA7,
condotto
egregiamente
da
Enrico
Mentana.
Guardare
il TG1
da
voltastomaco
per le
realtà
che
raccontano,
negando
crisi e
problemi
che sono
sotto
gli
occhi di
tutti.
Guada
caso
resiste
Porta a
Porta,
diretto
dal quel
Bruno
Vespa
troppo
attento
a non
contraddire
il suo
editore,
Silvio
Berlusconi,
di cui
ha
sentito
l'odore
di
santità.
La
censura
dell'informazione
prevale
sugli
interessi
economici
di una
grande
azienda
come la
RAI. Si
vuole un
appiattimento
delle
menti
propinando
programmi
di
scarso
interesse
del tipo
di
quelli
Mediaset
condotti
dalla
Maria De
Filippi
che
mostrano
allupati
in cerca
di
amore, a
prescindere
dalla
loro
età,
cadendo
spesso
nel
ridicolo.
Il nuovo
programma
di
Michele
Santoro
è
seguibile
sulla
piattaforma
satellitare,
tramite
alcune
TV e
radio
private
e non
ultimo
via
internet.
__________________________________
Crisi
grande,
manovra
piccola
Ecco
un'altra
promessa
svanita.
Gli
annunci
del
mattino
parlavono
di un
decreto
zeppo di
riforme
e passi
da
compiere
per
mantenere
fede
alle
direttive
imposte
dalla
BCE.
Sono
anche
cominciate
a
circolare
voci di
prelievi
forzati
dai
conto
correnti
e tutti
si sono
precipitati
a
prelevare
gli
spiccioli,
perché
se fosse
stato
vero, i
ricchi
avrebbero
già
prosciugato
i propri
depositi.
Poi il
nostro
presidente
della
Repubblica,
Giorgio
Napolitano,
che
conosce
bene i
suoi
polli,
temendo
l'inserimento
di
clausole
che
hanno
poco a
che fare
con la
crisi,
vedi le
modifiche
all'articolo
18 dello
statuto
dei
lavoratori,
ha
preteso
che
modifiche
importanti
che
riguarderanno
la vita
degli
italiani
vengano
discusse
in
parlamento.
Ci si è
messo
anche
l'isolato
ministro
dell'economia
Giulio
Tremonti
(ma non
era
considerato
il fiore
all'occhiello
di
questo
governo?)
che ha
escluso
di
firmare
il
decreto.
Bossi
proprio
non ne
vuole
sapere
di
modificare
i
termini
per
accedere
alle
pensioni
di
anzianità
e di
aumentare
gli anni
per
quelle
di
vecchiaia
e la
cricca
non
permette
che
venga
fissata
la tassa
sulle
proprietà.
Dopo
tanti
annunci
è stata
partorita
una mini
riforma,
come se
l'Italia
non
avesse
problemi
e la
crisi
appartenesse
solo
agli
altri.
Ma che
si
aspetta
a
buttare
fuori
questo
personaggio
che sta
maciullando
l'Italia.
Che
interessi
personali
ha per
rimanere
nonostante
tutto e
ignaro
del
fatto
che la
storia
lo
ricorderà
per i
danni
che ha
fatto.
Il
presidente
Napolitano
ha già
iniziato
le
consultazioni
per il
dopo
Berlusconi,
ma forse
non
basta.
Dovrebbe
far
cadere
questo
parlamento
trovando
un
accordo
con Fini
e
Schifani
se ha un
po' di
buon
senso.
Oppure
bisogna
sperare
nell'aumento
dei
frondisti
per
togliere
la
maggioranza
numerica.
Ogni
giorno
in più
di
Silvio
Berlusconi
è una
tassa
onerosa
in più
per gli
italiani.
____________________________
G. W.
Bush:
Inventa
un
nemico e
cambattilo
per
vincere
le
elezioni
Quando
un
governo
non ha
più
argomenti
per
raccontare
quanto
accade
agli
italiani,
quando
lo
spread
dei
tiolo di
stato
supera i
400
punti
per
mancanza
di
credibilità
del
governo,
quando
la
disoccupazione
giovanile
è
superiore
al 30%,
quando
la
domanda
dei beni
primari
di
consumo
segna il
passo,
quando
l'articolo
18 viene
cancellato
per non
dover
mettere
una
patrimoniale,
che può
dire il
ministro
del
lavoro a
nome del
governo?
Evocare
terrori
improbabili.
Si
soffia
su
fuochi
tenui
per
distogliere
l'opinione
pubblica
dalle
sue
reali
preoccupazioni
e dar
loro
qualcosa
da
temere.
Il
ministro
Sacconi
può
credere
realmente
alle
paure di
un nuovo
terrorismo
e lo
deve
dire a
bassa
voce al
ministro
degli
interni.
Il
ministro
Sacconi
potrebbe
non
credere
ai
rischi
di un
nuovo
terrorismo
e non
perdere
l'occasione
di
tacere.
Entrambi
dovrebbero
recarsi
in
parlamento
ed
esporre
le loro
preoccupazioni
sui
rischi
che
annunciano.
Il
resistere
arroccati
al
governo
su una
maggioranza
acquistata
e usando
le
pieghe
di una
costituzione
che non
permette
la
caduta
del
governo,
danneggia
solo
l'Italia.
Ogni
persona
coscienziosa
dovrebbe
favorire
il
cambio
di passo
politico
solo per
il bene
dell'Italia.
Non
serve
evocare
fantasmi
o
nemici,
serve
solo
risanare
l'Italia
che
hanno
rovinato.
Se il
10%
degli
italiani
possiede
il 50%
di
ricchezza,
è giusto
che quel
10%
paghi
metà
della
crisi.
_______________________________
Sacconi:
rischio
di
attentati
per
modifiche
legge
art. 18
Il
ministro
Sacconi,
con aria
cupa, ha
dichiarato
in TV
che teme
attentati
per i
cambiamenti
in
attuazione
all'articolo
18 dello
statuto
dei
lavoratori.
Aggiunge:"non
temo per
me
perché
sono
protetto,
ma per
coloro
che non
hanno
protezione".
Affermazione
sconcertante
da parte
del
ministro
del
lavoro.
Se
dispone
di fatti
certi
deve far
intervenire
le forze
dell'ordine,
i
servizi
segreti
e la
magistratura.
Ma deve
soprattutto
tacere
per
evitare
l'insorgere
di
timori
tra la
gente
che
lavora e
nell'opinione
pubblica.
Se poi
le sue
sono
semplici
supposizioni,
il suo
comportamento
potrebbe
istigare
qualche
squilibrato
ad
azioni
violente.
L'unica
cosa che
avrebbe
dovuto
fare era
tacere,
cosa
difficile
per chi
ha il
bisogno
di
nascondere
i
disastri
del
governo.
Tutto si
inquadra
in una
politica
di
terrore
per
identificare,
secondo
i suoi
interessi
politici,
la parte
buona e
quella
cattiva
della
società.
La sua
preoccupazione
maggiore
oggi
dovrebbe
riguardare
non
improbabili
attentati,ma
gli
ammortizzatori
sociali
che
riguarderanno
chi
perderà
il posto
di
lavoro.
Il
lavoro è
oggi per
tutti
precario,
giovani
e
anziani.
Non si
immaginano
i
problemi
di ultra
quarantenni
e
cinquantenni
che
perdono
il posto
di
lavoro.
Son
nell'impossibilità
di un
alternativa
e per di
più
dovranno
attendere
i 67anni
per
accedere
ad una
pensione
risicata.
E'
quella,
forse,
la
disperazione
del ceto
medio e
operaio
che
potrebbe
portare
ad
azioni
violenti.
E' di
questo
che
dovrebbe
essere
preoccupato,
ministro
Sacconi.